Il territorio colpito dai terremoti del 20 e 29 Maggio è un’area di pianura morfologicamente omogenea, con modestissimi rilievi dati da argini dei corsi d’acqua e da rilevati di origine antropica (ossia creati dall’uomo, n.d.r.). Il sottosuolo , al contrario, è piuttosto articolato come documentato dall’esplorazione per la ricerca di idrocarburi che ha rilevato, al di sotto dei recenti depositi del Po e dei fiumi appenninici, la presenza di terreni più antichi fortemente deformati che costituiscono il substrato del bacino padano. Dal punto di vista geologico, la catena appenninica non è limitata a ciò che si osserva in superficie ma prosegue nel sottosuolo della Pianura Padana con una serie di strutture geologiche pressoché parallele all’Appennino stesso che si estendono fino al corso attuale del Po. Anche se non visibili, queste strutture sono attive da un punto di vista sismico anche proprio come lo è l’Appennino. L’attività sismica riflette la natura “giovane” dell’ Appennino, la cui evoluzione geologica è ancora in atto, essendo ancora attive le spinte tettoniche che ne hanno determinato la formazione e che, sinteticamente, si possono ricondurre alla collisione tra la placca africana e la placca europea.

Le aree epicentrali dei terremoti emiliani del 2012 si collocano al di sopra del settore centrale delle cosiddette “Pieghe Ferraresi“. Nella letteratura scientifica con questo termine si indica un insieme di pieghe, cioè di corrugamenti del substrato roccioso, il cui sviluppo in pianta forma un arco che si estende grosso modo da Reggio Emilia a Ravenna, passante proprio sotto la città di Ferrara. Queste pieghe sono originate da faglie di accavallamento, cioè da fratture lungo cui le masse rocciose si accavallano l’una sull’altra; lo scorrimento delle masse rocciose avviene lungo orizzonti, detti di scollamento e scorrimento, che in genere corrispondono a pacchi di strati che hanno un comportamento più plastico rispetto alle rocce sotto e sovrastanti.

Le Pieghe Ferraresi hanno dato origine a due dorsali principali: una più interna, la cui culminazione è localizzata all’incirca tra Novi di Modena e Mirandola (provincia di Modena), e una più esterna che culmina tra Bondeno (provincia di Ferrara) e Occhiobello (provincia di Rovigo). Queste dorsali costituiscono uno dei fronti più avanzati della catena appenninica in accavallamento sulla zona antistante non deformata, la cosiddetta piattaforma lombardo-veneta. Il principale orizzonte di scollamento e scorrimento, lungo cui avviene il movimento relativo delle masse rocciose, è dato dalle evaporiti triassiche che costituiscono la base della successione sedimentaria di età meso-cenozoica (250-150 milioni di anni fa) soprastante il basamento metamorfico più antico. gli ipocentri delle scosse principali della sequenza iniziata il 20 maggio sembrano tutti localizzati in questo intervallo stratigrafico.

I terremoti emiliani del maggio 2012 hanno confermato le conoscenze sulla cinematica di queste strutture. Una sintesi di tali conoscenze è descritta nella zonazione sismogenetica ZS9 (zona 912, v. Meletti & Valensise, 2004) e documentata nel database delle strutture sismogenetiche (DISS Working Group, 2010).

Gli effetti osservati hanno confermato anche la suscettibilità di questo territorio all’amplificazione del moto sismico e alla liquefazione.

Carta sismotettonica della regione Emilia Romagna

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(articolo tratto da: “Terremoto 2012: geologia, rilievi agibilità, analisi dei danni”, a cura del Servizio Geologico, Sismico e dei Suoli con testi di Luca Martelli e Giuseppina Marziali e con contributi di Alberto Borghesi, Maria Carla Centineo, Vania Passarella e Pier Francesco Sciuto. Edizioni Labanti e Nanni, 2012, per Regione Emilia Romagna.)