Il sisma

E’ la notte del 20 maggio 2012, alle ore 4:03, che la terra trema con violenza per la prima volta. Con un ipocentro sito a 6,3 km di profondità, un epicentro localizzato tra Mirandola e Finale Emilia e una magnitudo di ben 5.9 sulla scala Richter, il terremoto coglie tutta la popolazione di sorpresa, perché nell’immaginario comune tutto si poteva aspettare nella bassa padana, tranne che il terremoto. Da quel momento le scosse, moltissime delle quali chiaramente percepibili da tutti, si susseguono senza sosta per giorni, fino al secondo grande evento sismico della mattina del 29 maggio, quando un secondo terremoto di intensità praticamente uguale al precedente (5.8 Richter) torna a martellare quelli che sono già definiti i comuni del “cratere”, questa volta con un ipocentro a 10 km di profondità e un epicentro sito nel comune di Medolla.

Un terremoto di questa entità, che veniva da sempre considerato impossibile ad accadere dalle popolazioni di questa zona, è stato possibile anche a causa della composizione del sottosuolo dell’area colpita, che presenta per varie decine di metri sotto la superficie sedimenti alluvionali argillosi e sabbiosi geologicamente molto giovani e quindi poco consolidati, i quali hanno contribuito ad amplificare lo scuotimento in superficie. Questa amplificazione ha anche prodotto fenomeni del tutto inconsueti nella pianura padana, come la liquefazione delle sabbie, che è comparsa lungo il territorio a macchia di leopardo e ha creato notevoli danni presso le comunità di Sant’Agostino e San Carlo, nel ferrarese.

Documento esplicativo sulla liquefazione a cura di Giovanni Tosatti (dipartimento di Scienze della terra dell’Università di Modena).
Ecco un esempio estremamente chiaro (e semplice) del fenomeno della liquefazione (link).

Galleria: Effetti della liquefazione

In totale sono 59 i comuni interessati dagli eventi sismici, 33 dei quali tangenti o inglobati alle zone di epicentro (7 in provincia di Reggio Emilia, 14 in provincia di Modena, 5 in provincia di Bologna e 7 in provincia di Ferrara). I danni sono estremamente ingenti, anche perché il secondo sisma ha colpito un territorio già provato dal primo.

Galleria: I danni attraverso il territorio dei comuni del cratere

Gli effetti

Sul versante umano muoiono complessivamente 28 persone (uno dei quali è un volontario intento a fornire i primi soccorsi) e circa 300 rimangono ferite. I numeri sulle abitazioni divenute inagibili sono impietosi: di circa 25.000 edifici a uso abitazione controllati, 14.000 sono risultati inagibili (59%), mentre se si parla di unità abitative (ossia appartamenti) il numero di inagibilità sale a 33.000. Questi dati ne portano altri: 16.000 persone vengono immediatamente mosse nei campi di accoglienza, ma sono solo una parte di coloro costretti a lasciare la propria casa, un totale che si aggira intorno alle 45.000 unità.

Sul versante economico il sisma è andato a colpire una zona ad altissima industrializzazione, con distretti produttivi di rilevanza non solo nazionale, come quello biomedicale o del tessile-abbigliamento. Nella zona del cratere sono stati prodotti 19.6 miliardi di euro di ricchezza  nel solo 2011, con un volume di esportazioni pari a 12,2 miliardi. Questi numeri, se confrontati con il PIL complessivo della nazione, ne rappresentano ben il 2%. Un altro settore colpito, e che ha fatto molto eco a causa della diffusione e della alta qualità del prodotto, è stata l’industria casearia, e nello specifico la produzione del parmigiano reggiano, che ha visto migliaia di forme distrutte nei magazzini di stagionatura. Aggregando danni, stop alla produzione e costi dell’ emergenza/ricostruzione si arriva a un costo totale di questa calamità di ben 5 miliardi di euro. Per queste ragioni il sisma emiliano è stato definito da alcuni analisti come il primo terremoto “industriale” d’Italia.

Galleria: Danni industriali

Automatiche conseguenze di questi danni sull’industria si sono sentite sul fronte dell’occupazione: a novembre 2012 erano oltre 40.000 i lavoratori che sono stati costretti a fare ricorso alla cassa integrazione, a causa della sospensione della attività produttiva della loro azienda, mentre altri 2.400 circa hanno perso totalmente il lavoro. Complessivamente, considerando anche le ricadute e gli effetti a catena generati dal calo della produttività di tutta la zona, si è stimato che il terremoto in Emilia sia costato circa 4.800 posti di lavoro.

L’emergenza e la ricostruzione

Un elemento di orgoglio della nostra zone, che ci è stato riconosciuto a livello nazionale, è la prontezza e la velocità dimostrata durante le fasi della prima emergenza e della successiva ricostruzione. La prima fase, quella di emergenza, ha visto entrare immediatamente in azione un elevatissimo numero di volontari, per un totale di circa 21.000 persone (7000 dalla colonna mobile dell’Emilia Romagna e il doppio, ossia 14.000, dalle altre regioni italiane), alle quali va aggiunto tutto il personale tecnico, amministrativo, di servizio sociale, informatico e contabile messo a disposizione da altri comuni e unioni, al fine di garantire la continuità amministrativa e operativa 24 ore su 24 nei comune del cratere. Volendo fornire ancora una volta un dato aggregato che possa dare l’idea della entità complessiva dello sforzo, possiamo dire che questi 21.000 volontari hanno offerto complessivamente un totale di circa 200.000 giornate di lavoro a supporto dei comuni terremotati. Per soccorrere la popolazione che è stata costretta a lasciare la propria casa sono state adottate molteplici misure: sono stati allestiti 36 campi tenda (di cui 29 nel modenese) e 53 strutture al coperto. Alla giornata del 2 giugno 2012 venivano ospitate in questi campi circa 15.000 persone, che si sono progressivamente ridotte fino a 2.900 nel mese di ottobre quando questi sono stati chiusi. A campi smantellati la popolazione sfollata rimasta è stata principalmente indirizzata verso alberghi, della zona e non, fino alla consegna dei moduli abitativi temporanei. Al giorno d’oggi le persone rimaste ancora in albergo sono circa una sessantina. Un altro strumento messo in campo per lo stesso fine è stato il Contributo di Autonoma Sistemazione (CAS), nato per aiutare coloro che avevano autonomamente trovato una sistemazione alternativa: oggi sono ancora circa 10.000 i nuclei familiari che usufruiscono di questa misura.

I moduli abitativi:

 map- - modulo abitativo provvisorio

I moduli abitativi (MAP) sono stati usati a fronte di una saturazione delle altre possibilità di sistemazione delle persone, ossia quando il numero di queste ha ecceduto la capacità recettiva di strutture alberghiere e appartamenti da affittare. Disposti in veri e propri quartieri provvisori questi moduli permettono anche alle famiglie che sono costrette a utilizzarli di non essere obbligate a emigrare verso altre provincie o regioni, mantendo la possibilità di vivere sul territorio e continuare l’attività lavorativa. I moduli in uso nei comune del cratere a oggi sono 760, divisi tra i comuni di Mirandola, Novi di Modena, San Felice sul Panaro, Concordia sulla Secchia, Cavezzo, Cento e San Possidonio. Una categoria simile di moduli, definita rurale, ospita invece le famiglie di agricoltori che hanno avuto la casa inagibile, ma che per necessità di stare vicini alla propria terra non hanno potuto muoversi vero i quartieri di MAP normali. In questa seconda categoria si collocano circa 600 persone, per un totale di circa 200 moduli abitativi rurali forniti.

Per quanto riguarda l’aspetto edilizio dell’emergenza la parte del protagonista l’ha fatto la scheda AeDES (compilata da relative squadre di specialisti), introdotta per essere uno strumento omogeneo per il rilievo dei danni al momento del sopralluogo all’edificio danneggiato. Essa suddivide il grado di agibilità di un edificio in 6 categorie, dalla lettera A alla lettera F, a seconda del grado dei danni o alla prossimità ad altri edifici gravemente danneggiati. In una politica di ottimizzazione del tempo e delle risorse sono stati anche introdotti i cosiddetti “sopralluoghi speditivi”, ossia visite veloci, effettuate nei casi dove venivano segnalate piccole lesioni o nessun danno apparente: questi piccoli sopralluoghi “preliminari” servivano poi a stabilire se fosse il caso di far entrare in azione una vera squadra AeDES. Numericamente sono stati effettuati 65.000 rilievi speditivi e 40.000 sopralluoghi veri e propri, operati da più di 15.000 squadre composte da circa 3.000 tecnici provenienti da tutte le regioni della penisola.

Galleria: Esiti AeDES

La fase della ricostruzione, invece, continua ancora adesso e durerà ancora molto tempo.

Sul versante delle aziende sono stati presi molteplici provvedimenti:

- Contributi a fondo perduto fino al 100% del valore dell’immobile, fino all’ 80% per le attrezzature e fino al 50% per scorte gravemente danneggiate e delocalizzazioni.

- Circa 72,8 milioni di euro messi a disposizione dall’INAIL per le aziende con carenze strutturali nei capannoni, e con la necessità di ripristinare e aumentare la sicurezza, soprattutto in ambito sismico.

- Crediti d’imposta per le assunzioni, con un importo di 5 milioni per il 2013 e 10 milioni per ogni singolo anno dal 2014 al 2015.

- 99 milioni di euro di risorse aggiuntive per le aziende agricole.

- Contributi per la delocalizzazione temporanea delle attività produttive, commerciali, artigianali, professionali e di servizio per un totale di 12,3 milioni di euro.

- 20 milioni di euro per lo sviluppo innovativo delle aziende.

- 50 milioni di euro a sostegno della ricerca.

- Fondo di liquidità pari a 6 miliardi per il pagamento di imposte, contributi e premi assicurativi.

- Spostamento al 30 settembre 2013 della data di approvazione dei bilanci di società di capitali danneggiate.

- Detassazione dei contributi e agevolazioni del 20% delle imposte di acqua, gas ed energia elettrica.

- Istituzione di SFINGE, il sistema elettronico per la presentazione delle domande di accesso ai contributi previsti dalle ordinanze commissariali.

A maggio 2013 i dati riguardanti le imprese parlano di una attività in estremo fermento: vi sono state ben 1.056 domande di contributi per la delocalizzazione temporanea, 386 domande da aziende agricole per il ripristino del pieno potenziale produttivo, 138 domande sui fondi INAIL per la rimozione delle carenze strutturali sui capannoni, 800 domande Mude e 109 richieste su SFINGE.

Le aziende locali sulla stampa nazionale: leggi gli articoli sulla ripresa della Menù (Medolla), il Salumificio Palmieri  (San Prospero) e la CPL (Concordia) sul sito del Sole24ore.

Anche sul versante sociale la ripresa procede a passo spedito, con un finanziamento di circa 89 milioni di euro destinati dal fondo di solidarietà europeo per il ripristino delle strutture socio-sanitarie ed un programma di adeguamento delle stesse ai nuovi parametri edili. Per quanto riguarda gli ospedali, alla data di aprile 2013, le strutture di mirandola, carpi e finale emilia stanno venendo progressivamente ripristinate ed adeguate. Le sedi municipali (se ne contano 39 danneggiate in modo più o meno grave) stanno anch’esse venendo ripristinate, con la creazione di sedi provvisorie da utilizzare nel frattempo, come nel caso della nuova sede del comune di Mirandola in via Giolitti, attiva dal 7 Agosto 2013.

Fonti: Regione Emilia Romagna “A un anno dal terremoto”, a cura di Agenzia di informazione e comunicazione della Giunta regionale dell’Emilia Romagna; Regione Emilia Romagna “Terremoto 2012: geologia, rilievi agibilità, analisi dei danni”, a cura del Servizio geologico, sismico e dei suoli.